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  La Giostra del Nostro Tempo
   

Indice

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Prefazione
I sogni nei cassetti
Il fiume (agli amori perduti)
Speranze di madre
L'ommo
Righe ad un aspirante suicida - Righe ad un tossicodipendente
I vecchi
L'orgoglio
Sera
Gennà te ricuorde
Stelle cadenti e desideri
Come le foglie d’autunno
Il rammarico
Tempo di Raccolto
Cuor di sambuco
Strade
I poeti e i buffoni
La montagna e il cuore (in morte d’Ambrogio)
L’amore imperfetto
Ho bisogno di te
‘A dichiarazione
Auschwitz, 50 anni dopo
‘A speranza
Belle, povere terre di Lucania
Il sole e la mia valle
Ancora, e sempre, giorno
La giostra del tempo perduto

 

 
               
               

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Note sull'Autore

Giuseppe Tedesco è nato nel 1960 a Rotonda, “capitale” del parco nazionale del Pollino, in provincia di Potenza. La sua vicinanza alla letteratura ed, in particolare, alla poesia si manifesta in età giovanissima tanto che, pur avendo egli condotto sempre studi scientifici, sino al conseguimento della Laurea, ha iniziato a comporre i suoi primi versi all’età di 15 anni, quando frequentava il Liceo Scientifico. Per anni ha vissuto a Napoli dove ha frequentato la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e naturali e dove è restato anche successivamente, legato a questa città che – come egli stesso ha avuto modo di dire – “uccide i propri figli ma piange i propri morti”. L’attaccamento alla contraddittoria e straordinaria Partenope lo ha portato a confrontarsi in versi anche con questo dialetto, non suo, ma d’una musicalità che lo ha sempre affascinato. Lasciata Napoli, è tornato a Rotonda dove, per anni, ha seguito da vicino le sorti dell’amato paese lucano ricoprendo, in due mandati elettorali consecutivi, le cariche di Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, nonché quella di Vicesindaco. Attualmente, vive in Romagna dove insegna materie scientifiche nelle Scuole della provincia di Ravenna. L’autore di questa raccolta ha sempre ritenuto la poesia un comune denominatore, forse troppo comune, degli italiani che come, tra il serio e il faceto, egli stesso ha affermato: “se non hanno la vocazione del santo ed allo stesso tempo abbiano a soffrire il mal di mare hanno la certezza, pressoché matematica, di essere poeti e se non lo sono è perché non se ne sono accorti”. Pur non avendo egli considerato mai la poesia in virtù o come fine della pubblicazione, alcuni suoi versi sono stati ospitati in varie Antologie nazionali, edite in Bologna negli anni ’80; tra queste: “Poesia del Sud”; “Messaggio d’amore”; “Viva la vita”; “Poeti per la scuola”. Di recente, recensendo una sua poesia su “Specchio” inserto settimanale del quotidiano “La Stampa” di Torino, il poeta Maurizio Cucchi, coadiuvato nella rubrica di settore dallo scomparso scrittore Alessandro Gennari, ha testualmente scritto: “Ho apprezzato una poesia di Giuseppe Tedesco di Rotonda (Pz), dedicata ai vecchi (“i vecchi hanno mani lunghe e scarne, per artigliare i giorni che van via…”), mi ha un pò ricordata quella più famosa di Virgilio Giotti (I veci che se speta la morte), questa di Tedesco, ben più breve, ha un suo andamento piano, onesto e forse proprio per questo attendibile”. In ogni caso, la massima divulgazione dei versi di Giuseppe Tedesco si è palesata attraverso il periodico culturale “Arti Visive” che nel corso degli anni ha pubblicato una cinquantina delle sue oltre 250 poesie. Già in passato, l’Associazione Culturale “Arti Visive” di Rotonda, dopo aver organizzato nel 1994 un recital di sue poesie nel giardino di Palazzo Amato, grazie a Fabio Fonte, ha stampato una sua raccolta di versi.